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medioevo

 

 Matilde di Canossa: alcune vicende e la leggenda dell'Abbazia di Orval

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note per Abbazia San Benedetto in Polirone

 


Matilde in antica miniatura (wikimedia)

La grancontessa Matilde di Canossa che ad un certo punto controllava- oltre la Toscana- anche alcune parti dell'Emilia e della Lombardia nel 1069 sposò Goffredo IV (detto il Gobbo) che- da pochissime ore- era subentrato al padre morente quale signore della bassa Lorena (Lotaringia). Si trattava ovviamente di un matrimonio combinato per motivi dinastici e fra l'altro già nel 1053 si erano- fra loro coniugati- Beatrice di Bar (originaria della Lotaringia) madre di lei e Goffredo III, detto il barbuto, padre di lui.


Verdun in una stampa del XVII secolo (wikimedia)



il castello di Bouillon (ora in Belgio) in una vecchia foto
costruito da Goffredo il Barbuto fu poi utilizzato
anche dal noto condottero crociato Goffredo di Buglione

Comunque Matilde rimase per un pò di tempo nel ducato del marito. Spesso risiedeva in un palazzo di Verdun nei pressi dell'abbazia di Saint Vanne (non pi¨ esistente) e del fiume Mosa. Talora stava a Bouillon od altri luoghi delle Ardenne. Qualche volta incontrava il cugino, l'imperatore Enrico IV. Pare che Matilde in quel periodo abbia avuto una figlia presto defunta (ci sarebbe un riferimento nell'atto di fondazione del monastero di Frassinoro nel modenese). Comunque Matilde decise di tornare presto in Italia anche per una serie di impegni ed una delle sue prime tappe fu nell'abbazia di San Benedetto in Polirone che sostanzialmente era stata fondata grazie al nonno (Tedaldo).

Il marito dopo un pò si impazientì e raggiunse la consorte in Emilia. Ma il ricongiungimento non fu lungo anche per via della situazione. Goffredo comunque poco dopo-contrastando pure Matilde- prese le parti dell'Imperatore nell'annoso confronto con il papato. Si ipotizza pure che, come diversi altri, abbia avuto un qualche ruolo nel breve rapimento di papa Gregorio VII (operato da Cencio- nella notte del Natale 1075- presso la Basilica di Santa Maggiore) e partecipò comunque alla dieta di Worms appena successiva (gennaio 1076) per tentare di deporre il papa. Tuttavia poco dopo, Goffredo il Gobbo- coinvolto in molti contrasti- fu mortalmente aggredito nei pressi di Anversa da alcuni sicari mentre era distratto in attività fisiologiche. Nel successivo aprile moriva anche la madre Beatrice (a Pisa è visibile il suo sarcofago). Quindi Matilde si trovò a difendere i suoi diritti quale vedova di Goffredo ma anche come figlia di un'esponente del casato di Bar. Comunque -alla fine- riuscì a conservare delle proprietà, alcuni titoli onorifici e provvisoriamente/nominalmente le contee di Verdun e di Briey.

Verdun era stata assegnata -per previsione testamentaria- a Goffredo di Buglione (famoso crociato, che poi riebbe Verdun nel 1086) ma Beatrice -grazie alle sue relazioni (molto forti all'epoca dell'incontro a Canossa fra papa ed imperatore)  - riuscý per un pò ad avere la meglio anche se poi delegò il conte Albert III di Namur che -inizialmente- aveva ottenuto solo il controllo (vouerie) del principato di Stavelot-Malmedy ma che contestualmente vantava diritti per altri profili.  Beatrice ebbe comunque un qualche ruolo e si occupava pure di alcune questioni. Ad esempio ratificò la costituzione dell'abbazia di Saint-Pierremont di cui poco resta nelle vicinanze di Briey.

Poco prima (1070) ad Orval per iniziativa di alcuni monaci provenienti dalla Calabria- appoggiati come possibile da Arnould II, conte di Chiny- era stata avviata la costruzione di un nuovo monastero. Plausibilmente Matilde stessa- anche sulla base degli ordinamenti feudali- fu indotta a ratificare l'operazione. In una nota della fine del XVI secolo- pubblicata per gli Annales Trevirenses  - sarebbe comunque riferita l'esistenza di un documento d'archivio secondo il quale la contessa avrebbe fatto un'importante donazione per l'edificazione della chiesa abbaziale.

In ogni caso ad Orval -ora ubicata in Belgio, a pochissima distanza dai confini con la Francia - c'Ŕ una leggenda che riguarda la grancontessa di Canossa ed ai turisti sono mostrate una vetrata ed una fontana (foto wikipedia) dove sarebbe avvenuto il fatto. Secondo tale tradizione (ricordata anche da una birreria locale, fondata dai monaci) una trota avrebbe restituito un anello che le era scivolato nell'acqua.

Dell'antica abbazia di Orval-dopo il periodo della rivoluzione francese- sono rimasti interessanti ruderi poco distanti dalla nuova abbazia ultimata nel 1948 (attualmente gestita da monaci trappisti). L'abbazia di Notre Dame d'Orval già dal 1132 era comunque passata ai monaci cistercensi.


ruderi della chiesa medievale- foto ufficio belga per il turismo in Vallonia e Bruxelles -wbt
Orval Ŕ ubicata fra i boschi della regione di Gaume, al sud del Belgio



rosone cistercense dell'abbazia del XII secolo, foto ufficio belga per il turismo in Vallonia e Bruxelles-wbt




i ruderi medievali sono attigui alla nuova abbazia- foto ufficio belga per il turismo in Vallonia e Bruxelles-wbt


veduta del complesso abbaziale di Orval, foto cristinafil/frank


catalogo della mostra per il millenario polironiano

In occasione della mostra organizzata nel 2007 presso l'Abbazia di San Benedetto in Polirone (in occasione del millenario di questa) il collegamento fra Matilde ed Orval non fu dimenticato dagli organizzatori. E similmente ne accennarono in mostre collaterali appena successive. I luoghi c.d. "matildici " non sono poi pochi e non ci furono solo i monasteri. Ma ovviamente proprio diversi ed intensi furono i rapporti fra l'abbazia del mantovano ed il grande personaggio storico. Fra l'altro- a quanto pare- fu proprio Matilde che indusse l'abbazia padana ad aderire - sebbene in forme particolari- alla regola di Cluny. E poi non va dimenticato che la grancontessa trov˛ sepoltura per circa 500 anni in San Benedetto Po prima che le sue spoglie fossero trasferite a Roma e poi conservate in San Pietro (dove sono celebrate con un bel monumento di Bernini).

 


facciata del complesso monastico di San Benedetto Po

 


veduta serale di parte dell'abbazia padana (zona del chiostro),  foto Cristinafil 2014

 

 


 

 

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