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medioevo
ABBAZIA DI NONANTOLA

facciata della chiesa abbaziale, foto alpav 2009 dir.ris.
Per scoprire la chiesa abbaziale di Nonantola
ci vuole un pò di tempo e un pò di quello spirito benedettino
ora et labora che ha permesso ad Anselmo, nel 752 di fondare su un terreno paludoso donatogli dal cognato, il re longobardo Astolfo, una chiesa e un monastero che diventeranno fra i più famosi d’Europa in epoca medievale.

portale della chiesa, foto alpav 2009
dir.ris.
Occorre fermarsi alla giusta distanza per ammirarne la facciata: tripartita da due alte semicolonne con capitelli in tufo, il laterizio rosso, da tradizione romana e paleo cristiana, e la pietra bianca, la novità portata dal cantiere di Modena, sono i due colori che la contraddistinguono. Nella facciata in particolare vediamo il laterizio interrotto dal bellissimo protiro con i 2 leoni stilofori e le magnifiche formelle di scuola wiligelmica che raccontano, a sinistra, la storia della chiesa (notevoli la
Donazione di Astolfo e la Chiesa Abbaziale) e a destra l’infanzia di Gesù (bellissime quella con Cristo appena nato che viene lavato dalla balia mentre Maria riposa dopo il parto, e il Presepe). E più sopra la lunetta con un meraviglioso Cristo Pantocrator il cui panneggio della veste sembra oscillare alla dolce brezza,così simile ad alcune figure scolpite proprio da Wiligelmo sulla facciata del Duomo di Modena nelle lastre della Genesi.
Mentre entriamo, il tralcio abitato negli stipiti del portale, ci ricorda come ognuno di noi viva, ancora oggi, a distanza di quasi mille anni, in quella selva oscura che un ignoto scultore del medioevo della bottega di Wiligelmo ha immaginato popolata da figure fantastiche di cui è a conoscenza forse per il racconto tratto da qualche Bestiario…

l'interno della basilica
(altra foto)
Ecco, entriamo: la luce soffusa entra dalle finestre strombate della zona absidale, e dall’alto soffiato a capriate lignee rifatto dai restauri di inizio Novecento. La
zona presbiteriale è ampia, una lunga scalinata ci accompagna al cospetto dell’altare principale, in cui sono conservate le reliquie di Papa Silvestro I, il santo paleocristiano a cui è intitolata la chiesa e le cui spoglie furono trafugate da Anselmo a Roma. L’agiografia di San Silvestro è narrata magistralmente da Jacopo Silla de' Longhi nelle 8 formelle in marmo bianco di Carrara scolpite ad alto e bassorilievo fra il 1568 e il 1572 che decorano l’altare.

la cripta, foto Giovanni P.
2009 d.r.
Dal presbiterio passiamo alla cripta, luogo di preghiera scandito dal
silenzio e dalle 64 colonnine di cui 18 originali; in essa sono visibili 3
tipologie di capitelli romanici unici nel loro genere, fra cui quelli definiti
longobardo-nonantolani, resti della primitiva chiesa di Anselmo, e uno solo
zoomorfo, con la testa di un ariete, che ci rimanda ad un mondo in cui lo
zodiaco e il tempo cristiano non erano così distinti come oggi. Anche qui
finestrelle strombate per illuminare l’essenziale altare in marmo rosa. In esso
sono conservate le spoglie di Anselmo, fondatore dell’abbazia morto nell’803, e
di papa Adriano III, morto nell’885 mentre di passaggio nei territori
dell’Abbazia di stava recando in Francia, le cui spoglie non furono intaccate
nemmeno dall’incendio dell’887 che la chiesa subì ad opera degli Ungari. E poi
ancora San Senesio e San Teopompo, Sant’Anseride e Santa Fosca.
Salendo i gradini uscendo dalla cripta scorgiamo l’affresco della bottega degli
Erri, del 1435, il fonte battesimale creato con materiale di recupero fra cui
una pila romana, antica fontana ritrovata nelle vicinanze che ricorda la
fondazione della colonia romana di Nonaginta.
Ed infine usciamo a vedere le absidi: racchiuse fra le antiche costruzioni
dell’ormai poco leggibile impianto monastico, svettano per la loro linearità,
per il loro delicato decoro ad arcatelle cieche che abbraccia tutto il perimetro
dell'edificio e per quelle finte caditoie che dall’alto lasciano intuire
un’architettura castellana fatta propria da una Chiesa benedettina.
testi di M.Cristina Filippini
(diritti riservati di
riproduzione)
Gan Nonantola

esterni del complesso abbaziale di Nonantola, foto alpav 2009
°°°

evidenze di affreschi nell'antico refettorio; foto alpav 2009 scoperti
nel 1983; motivi ornamentali frequenti: greca "abitata" e tralcio vegetale

evidenze di affreschi nell'antico refettorio; foto alpav 2009
negli stessi fu utilizzato anche il blu dei lapislazzuli. Databili
intorno fine XI-inizio XII
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