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verso il medioevo

 

problemi finanziari ed economici del tardo Impero Romano
 

 

Fra i motivi di decadenza dell'impero romano ci sono ovviamente anche importanti questioni economiche e monetarie. Significativi era sicuramente i costi  degli apparati burocratici e militari, spesso irriducibili ma sempre meno sopportabili dal sistema economico e sociale. Nel contesto c'erano poi noti aspetti demografici.

Sia il sociologo Max Weber con ''Le ragioni sociali del tramonto della cultura antica" sia lo storico Gunnar Mickwitz con ''Denaro ed economia nell'impero romano del quarto secolo" si sono occupati di alcuni degli aspetti sociali ed economici. E non sono stati i soli.

In particolare alcuni studiosi  evidenziarono il contrasto creatosi -ad un certo punto- fra il fisco romano che talora preferiva riscuotere prestazioni in natura -tramite l'annona militare e le requisizioni- ed i contribuenti che invece avrebbero preferito assolvere ai loro obblighi con pagamenti in monete.

antoniniano coniato da Treboniano Gallo (imperatore dal 251 al 253)

Tale situazione era conseguente all'inflazione già evidente da tempo, ma ovviamente non compresa nei suoi meccanismi. Commodo era intervenuto con un calmiere, altri imperatori- in particolare Settimio Severo- ridussero invece il titolo delle monete d'argento pur mantenendo un fittizio rapporto con le monete auree, altri ancora  tentarono con nuove monete divisionali quali ad esempio gli ''antoniniani " qualche volta emessi in quantità enormi. Con la conseguenza che le nuove monete erano molto svilite. E ciò avvenne, ad esempio, ai tempi dell'imperatore Gallieno (253-268). In particolare durante il periodo di quest'ultimo imperatore fu ulteriormente ridotto il contenuto d'argento della monetazione corrente e la situazione fu attenuata solo da Aureliano (270-275) anche con le c.d. monete "radiate ". Ma le tendenze economiche non si modificarono moltissimo.


arco di Gallieno a Roma, foto ap


Calmieri ed interventi economici erano conseguenti al fatto che l'inflazione galoppava per diversi motivi strutturali a cominciare dal fatto che le emissioni monetarie erano quasi sempre conseguenti alle necessità statali. Fra l'altro, dato che le zecche erano diverse, capitava sovente che le monete fossero emesse per esigenze locali e che poi arrivassero copiose in altre zone dell'impero.


Roma, mercati di Traiano-foto © Melinda Nagy -dreamstime


Alcuni imperatori cercarono di razionalizzare la situazione monetaria. E fra questi l'imperatore Diocleziano che emanò nel 301 un editto sui prezzi massimi ed introdusse una moneta di larga circolazione (il follis, in bronzo con un 4% circa d'argento). Costantino il Grande, invece, introdusse una nuova moneta aurea "il solidus " e modificò i rapporti con le monete divisionali (silique, nummus ecc.).

siliqua in argento

Alla fine nuovi seri problemi vennero comunque per le grosse masse di contadini. E questi per tutelarsi come possibile cercarono spesso forme di protezione dei potenti. E tali tendenze nel medioevo si trasformarono facilmente nelle diverse note forme di vassallaggio.


rovine della Cartagine romana -foto dr.st.
le province africane rimasero relativamente fiorenti fino all'invasione dei Vandali
Nell'Africa Proconsolare nel IV secolo ci fu anche un discreto sviluppo dell'edilizia privata
mentre luci ed ombre ci furono nella Sicilia tardo romana




evidenze dell'anfiteatro di Thysdrus, ora El Jem in Tunisia
foto Agnieszka Kaczmarek-dreamstime
il centro- fino all'invasione vandala- fu importante per il commercio dell'olio

Poco dopo l'introduzione di monete auree più piccole (incluse le tremisse coniate a partire dal 383-384 ) sembrò risolvere parzialmente. Il problema concreto era infatti che le condizioni produttive di buona parte dell'impero-escluse talora alcune province africane- non erano più quelle dei periodi migliori. Altresì parte dell'economia (come avvenne poi anche a Bisanzio) era statalizzata, quindi lo stato stesso- qualche volta- si procurava direttamente i beni necessari. Gradualmente venivano anche meno le condizioni per l'unità monetaria. Alcuni studiosi hanno perfino ipotizzato, che, a parte i comportamenti dell'annona militare, in una fase tarda dell'impero romano ci fossero facilmente preferenze per forme di baratto e compensi in natura. Tuttavia l'archeologia conferma che l'uso delle monete non fu del tutto abbandonato. Anche in epoche molto tarde dell'impero romano gli stessi militari prendevano parte dei loro compensi in monete magari per il semplice fatto che una parte di queste remunerazioni non poteva essere consumata subito. In definitiva le monete erano comunque utili.


libretto per il museo monete di Sovana (edizioni Laurum)

In caso di pericoli, ad esempio, alcuni nascondevano - per vecchie abitudini- i loro risparmi ed altri oggetti di valore e da qui derivano molti dei tesoretti rinvenuti dagli archeologi. Giusto per fare un esempio fra i tanti possibili, nel 2004 sono stati trovati a Sovana (GR) circa 500 solidi d'oro del tardissimo impero ora parzialmente esposti nel locale Museo di San Mamiliano. Una visita è certamente utile per farsi un'idea delle monete (coniate in occidente ed oriente) che giravano nel V secolo.




particolare di ricca colonna all'esterno del Battistero in Laterano
foto alpav 2011
il porfido rosso di grande pregio proveniva dall'Egitto e
fu utilizzato dagli imperatori finchè ne ebbero la possibilità.
Ma il marmo più costoso era il marmo giallo antico (marmor numidicium)
che fu estratto fino al III secolo circa nei pressi dell'attuale Chemtou (Tunisia).
Marmi, minerali e derrate animarono- finchè la situazione resse- molti
commerci nel Mediterraneo romano (mare nostrum)

 


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