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problemi finanziari ed economici
del tardo impero romano
Fra i motivi di decadenza dell'impero romano ci sono ovviamente anche importanti questioni economiche e monetarie. La più importante era ovviamente che i costi degli apparati burocratici e militari anche se spesso irriducibili erano sempre meno sopportabili dal sistema economico e sociale. Nel contesto c'erano poi noti aspetti demografici. Sia il sociologo Max Weber con ''Le ragioni sociali del tramonto della cultura antica " sia lo storico Gunnar Mickwitz con ''Denaro ed economia nell'impero romano del quarto secolo '' si sono occupati di alcuni degli aspetti sociali ed economici. E non sono stati i soli. In particolare alcuni studiosi evidenziarono il contrasto creatosi ad un certo punto fra il fisco romano che talora preferiva riscuotere prestazioni in natura -tramite l'annona militare e le requisizioni- ed i contribuenti che invece avrebbero preferito assolvere ai loro obblighi con pagamenti in monete. Tale situazione era conseguente all'inflazione già evidente da tempo, ma ovviamente non compresa nei suoi meccanismi. Commodo era intervenuto con un calmiere, altri imperatori- in particolare Settimio Severo- ridussero invece il titolo delle monete d'argento pur mantenendo un fittizio rapporto con le monete auree, altri ancora tentarono con nuove monete divisionali quali ad esempio gli ''antoniniani'' qualche volta emessi in quantità enormi. Con la conseguenza che le nuove monete erano molto svilite (ciò avvenne, ad esempio, ai tempi dell'imperatore Gallieno). Tuttavia sia i calmieri che gli interventi monetari erano conseguenti al fatto che l'inflazione galoppava sia per motivi strutturali, sia ancora perché le emissioni monetarie erano quasi sempre conseguenti alle necessità statali. Fra l'altro, dato che le zecche erano diverse, capitava sovente che le monete fossero emesse per esigenze locali e che poi arrivassero copiose in altre zone dell'impero. Alcuni imperatori cercarono di razionalizzare la situazione monetaria. Costantino, ad esempio, introdusse una nuova moneta aurea ''il solidus'' e modificò i rapporti con le monete divisionali. Alla fine nuovi seri problemi vennero comunque per le grosse masse di contadini. E questi per tentare di andare avanti cercarono spesso forme di protezione dei potenti. Tali nuove abitudini nel medioevo si trasformarono facilmente nelle diverse note forme di vassallaggio. Poco dopo l'introduzione di monete auree più piccole- tresmisses- sembrò risolvere solo qualcosa. Il problema concreto era infatti che le condizioni produttive di buona parte dell'impero-escluse talora alcune province africane- non erano più quelle dei periodi migliori. Altresì parte dell'economia (come avvenne dopo anche a Bisanzio) era statalizzata, quindi lo stato stesso si procurava direttamente i beni necessari. Gradualmente venivano meno anche le condizioni per l'unità monetaria. Alcuni studiosi hanno perfino ipotizzato, che, a parte i comportamenti dell'annona militare, in una fase tarda dell'impero romano ci fosse un'ampia preferenza per forme di baratto e compensi in natura. Tuttavia l'archeologia conferma che l'uso delle monete non fu del tutto abbandonato. Anche in epoche molto tarde dell'impero romano gli stessi militari prendevano parte dei loro compensi in monete magari per il semplice fatto che una parte di queste remunerazioni non poteva essere consumata subito.
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