www.storia-riferimenti.org

articoli ed interventi

 

La tolleranza religiosa nella Roma imperiale

Con l’espansione politica e militare, nell’impero romano si posero, anche se in maniera diversa, alcuni di quei problemi di cui oggi si dibatte in molte nazioni moderne.



tempio Ercole vincitore al foro boario- foto APT Roma


A Roma le condizioni necessarie per la sopravvivenza di un culto straniero erano in genere quelle di non interferire con l’autorità costituita, di non indurre al sovvertimento della situazione e di non creare comunque problemi d’ordine pubblico. Ogni individuo, sebbene straniero, poteva quindi essere seguace di questa o quella pratica religiosa, ciò almeno fino a quando il fenomeno rimase circoscritto in un ambito preciso e tale da poter esser controllato nella sua evoluzione.

Un simile concetto di tolleranza religiosa risultava più comprensibile in un panorama storico e culturale in cui la grande presenza di masse eterogenee, giunte dalle varie regioni dell’impero, rendeva difficoltosa l’integrazione fra diversi gruppi sociali. E’ interessante notare come la scelta di professare culti di influenza orientale, con rituali molto vitali, era operata non solo da stranieri ma anche da cittadini romani che probabilmente erano desiderosi di quegli stimoli che la religione ufficiale non sempre era in grado di offrire.

L’ambito era spesso privato: dalle grandi famiglie ai gruppi del popolo minuto. A Pompei nella Villa dei Misteri alcuni affreschi di epoca cesariana illustrano varie fasi del rito di iniziazione al culto di Dioniso, che appunto veniva professato dai proprietari. In un’iscrizione trovata a Roma nei possedimenti della famiglia senatoria Macrini si parla di un culto bacchico. Sempre a Pompei è facilmente visitabile il Tempio dedicato ad Iside (e questo culto, a parte successivi aggiornamenti , ha origini egiziane). E non va- fra l'altro- dimenticato che in un luogo non tanto periferico come Palestrina (Rm) la cultura egizia ebbe discreto seguito.

Alcuni culti vengono ricordati per le loro manifestazioni cruente: ad esempio, nel rito in onore della madre degli dei, proveniente da Pessinunte, alcuni individui si lasciarono perfino evirare per servire questo culto.

A Roma, alle pendici del Gianicolo, in un’aera occupata , sin dal 1 secolo d C, da una comunità di Siriaci si conservano le fondamenta di un tempio eretto in onore di Giove Eliopolitano (perchè proveniente dalla città siriaca di Heliopolis) identificato con il Sole, e di Atargatis, identificata con la dea Syria. Questo culto introdotto in Italia da schiavi già dal II secolo a C, ebbe una larga risonanza nell’ambiente romano tanto che l’imperatore Nerone, nel disprezzo generale per le religioni, ben tollerò il culto della Dea Syria.

Da un punto di vista documentario è interessante notare come Apuleio, non senza polemiche nei riguardi dei fedeli, racconta e denuncia gli aspetti esteriori di questo rituale siriano. Infatti considera i seguaci della setta come " volgare feccia da marciapiede che fanno risonare cimbali e nacchere ". Ancora accusa : " …sono una banda d’invertiti che vestono in maniera sconcia e multicolore…che spiccano salti alla maniera delle baccanti mentre il suono del flauto porge nuovo incitamento alle loro frenetiche danze…-"

Le divinità che venivano adorate all’interno del santuario siriaco, per i loro legami con l’astrologia e l’avvicendarsi della stagioni, si possono tuttavia inserire all’interno di quel complesso fenomeno del "solarismo" diffuso in epoca imperiale, la cui manifestazione più nota è il culto di Mitra, identificato appunto con il Sole.


Sacello di Attis ed altre evidenze in una zona degli scavi di Ostia antica, foto alpav 2010


ruderi di tempio a Roma, foto © James Hearn-dreamstime

Nell’epoca di Alessandro Severo la religione solare assunse un’importanza sempre maggiore al punto che Eliogabalo, divenuto sacerdote del culto nella sua terra natia (Siria), lo riconobbe ufficialmente in Roma. Dalla trasposizione del Sole nella figura dell’imperatore si evidenzia il desiderio di un’eccessiva individualizzazione in un momento storico in cui lo stato non riscuote più i successi passati. E non è un caso che proprio dalla seconda metà del III secolo d.C, in coincidenza di una generale crisi che investe l’impero romano, si diffonda il pensiero cristiano che meglio si prestava al bisogno di interiorità e di riflessione. In questa situazione lo stato romano si rese conto che quel diritto di libero arbitrio di ogni individuo veniva inficiato. Decio fu il primo imperatore che incrinò il principio della tolleranza religiosa attuata da diversi dei suoi predecessori. Più tardi il cristianesimo si affermò  ma, come è noto, anche dopo questa vittoria Giuliano l’Apostata tornò provvisoriamente a certe impostazioni.

A. O. & red.ne

 

 

index


°°°