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articoli ed interventi
I Domenicani e la custodia delle memorie
di San Martino di Tours a Szombathely

un episodio di San Martino in un
dipinto conservato a Szombathely
San Martino vescovo di
Tours, che l'iconografia esalta come modello di carità e la leggenda associa
all'esercizio del potere militare, civile e religioso, nacque nella colonia di
Claudia Savaria in Pannonia intorno al 317. A lungo se ne contesero i natali
Szombathely e Pannonhalma: se la prima fondava la tradizione su solide fonti
documentarie, la seconda poteva vantare l'antichità del culto alimentato dai
Benedettini, presenti fin dal 996 sul Sacro Monte della Pannonia godendo della
protezione del principe Géza e del re Stefano. Ma più di un secolo prima,
nell'860, l'arcivescovo di Salisburgo aveva consacrato a Szombathely una chiesa
intitolata a San Martino, avallando di fatto che il sito fosse il luogo natale
del Santo. Nel 1638, la chiesa di San Martino fu affidata alla custodia dei
Domenicani, che provvidero a ricostruirla nelle eleganti forme barocche che a
tutt'oggi la caratterizzano. Dal 1950, l'Ordine dei Predicatori ha forzosamente
lasciato Szombathely, ma in anni recenti la chiesa di San Martino ha trovato un
nuovo, diligente custode nel parroco Gèza Aigner che ha allestito nel complesso
ex conventuale una piccola, documentata esposizione di memorie iconografiche
legate al culto del Santo che lega l'Ungheria alla Francia ed all'Italia in un
itinerario di grande suggestione.

Pannonia romana: rovine di Aquincum,
ora Budapest , fto Alpy 04
Diffuso in tutta
Europa fin dal IV secolo, il culto per San Martino vescovo di Tours si radica
nella natia Ungheria: qui, infatti, nella colonia di Claudia Sabaria in Pannonia
nacque intorno al 317 il Santo destinato a rappresentare un ponte ideale fra il
monachesimo orientale ed il cenobitismo d'occidente, a legare simbolicamente il
nodo fra potere religioso e potere civile, verso cui l'area mitteleuropea si
rivelò particolarmente sensibile ed attenta nella sua millenaria storia.
Non c'è dubbio che sulla figura storica di Martino, convertito al cristianesimo
ed eletto vescovo di Tours, s'innesti una feconda, polisemica tradizione benché
siano abbondanti ed attendibili le fonti storiografiche ed agiografiche, a
partire dalla redazione della Vita da parte di Sulpicio Severo.
E' proprio il primo biografo ad attestare i natali di San Martino a Claudia
Savaria.
La città di Szombathely, rivendicando non senza ragione la propria continuità
storica con la colonia romana, celebra in Szent Màrton il proprio patrono,
vantando peraltro fin dal IX secolo l'erezione di una chiesa a lui intitolata.
Nel lontano 814, infatti, l'arcivescovo di Salisburgo vi consacrò una chiesa
sull'area di un antico cimitero in cui la tradizione indica la casa natale del
Santo. Dal XV secolo, questa pieve fu eretta al rango di parrocchiale. Della
costruzione altomedievale restano solo scarse tracce nell'attuale chiesa
risalente all'età barocca, quando a Szombathely vennero ad insediarsi i frati
dell'Ordine dei Predicatori, che s'impegnarono a custodirvi ed alimentare il
culto per il Santo del luogo.
Intanto, però, l'abbazia benedettina di Pannonhalma rivendicava al proprio
territorio il privilegio di aver dato i natali al vescovo di Tours. Vari erano i
motivi in virtù dei quali l'ordine monastico, radicatosi sul Sacro Monte della
Pannonia al tramonto del X secolo sotto la protezione del principe Gèza e del re
Stefano, caldeggiava tale attribuzione: l'abbazia stessa era intitolata al
Santo, che in virtù dell'esperienza monastica condotta nell'isolamento di
Gallinaria nonché della fondazione dei cenobi di Lérins e Marmoutier veniva
considerato quasi un precursore di San Benedetto da Norcia. La questione sfiorò
i toni tesi della polemica dopo che nel 1777 Maria Teresa d'Austria ebbe eretto
Szombathely al rango di sede vescovile, provocando la reazione dell'arcivescovo
di GyÖr nel cui territorio ricadeva l'abbazia benedettina che, pur godendo del
privilegio dell'autonomia nullius Dioecesis era da lungo tempo
amministrata da un abate commendatario.
Alle annotazioni antiquarie, in verità piuttosto vaghe, apportate a sostegno
dell'origine di San Martino a Pannonhalma si aggiunse nel 1840 un lodevole
quanto vano tentativo di compromesso, formulato da parte di Jozsef Pohradsky il
quale propose alla comunità scientifica l'individuazione del sito natale del
Santo nel villaggio di Szombathely di GyÖr.
Ma la tradizione che vede in Claudia Savaria la terra di San Martino fu
corroborata dal risultato di scavi archeologici che confermarono la veridicità
delle numerose fonti documentarie di età medievale riportando alla luce
all'interno della chiesa barocca parte di un'antica pavimentazione in pietra ed
i frammenti di due monofore a sesto acuto.
Ileana Tozzi
(dir.ris)
stessa autrice: articolo
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