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LE "MONETE" DELL'ABATE

storie di tesori numismatici

 

Campidoglio- foto APT Roma

Visitando il medagliere capitolino si possono ammirare le splendide monete che appartennero all'antiquario Francesco Martinetti morto a Roma il 31 ottobre 1885. Monete che furono trovate il 22 febbraio 1935 per puro caso, quando venne demolito lo stabile dove aveva abitato in via Alessandrina, durante i lavori per l'allargamento di via dei Fori Imperiali. In una cassetta Martinetti aveva nascosto preziosi oggetti antichi di piccola mole giunti a lui attraverso traffici antiquari.

Il collezionista, geloso delle sue monete e delle sue splendide gemme di ogni fattura (etrusca, ellenistica, romana e moderna), era morto senza rivelare a nessuno il luogo dove le preziosità erano nascoste.

Quando le antichità furono ritrovate l'amministrazione capitolina esercitò il diritto di prelazione nei confronti degli eredi Martinetti. E Roma si arricchì del tesoro più prestigioso venuto alla luce in quel periodo.

Uno degli esperti chiamati a valutare le cose trovate fu Guido Cimino. Un fine intenditore di antichità e un collezionista appassionato che, in età molto avanzata, fece la scoperta antiquaria più bella della sua vita: un quadro della sua raccolta era stato dipinto da Michelangelo.


Questo ricordo di Cimino ha il valore di stimolare un discorso su un altro dottore in diritto intenditore di cose antiche: l'abate Giovanni Battista Bondacca, vissuto a Roma nel XVIII secolo e del quale le poche notizie in nostro possesso richiamano attenzione ed interesse. Bondacca assorbì dal maestro Ridolfino Venuti l'amore per la numismatica e la storia. Anche per la vocazione dell'arcade che gli veniva dal grande cortonese. La sua iscrizione all'Accademia, con il nome di Targildo Assio, è di poco successiva a quella del Venuti (cfr A.M. Giorgetti Vichi "gli Arcadi dal 1690 al 1800").

Nel 1794 quando Pio VI acquistò dagli Odescalchi il medagliere che era appartenuto alla regina Cristina di Svezia, Bondacca ebbe l'incarico di periziare le monete. Con la spesa di ventimila scudi assicurò al museo profano del Vaticano l'intera raccolta e lo splendido cammeo ellenistico, detto Gonzaga, con le teste di un uomo e di una donna in profilo congiunte. Due Personaggi di incerta e variamente risolta identificazione. La gemma sottratta dal tesoro dei Gonzaga durante il sacco austriaco di Mantova (18 luglio 1630) era pervenuta alla regina Cristina quando gli svedesi avevano occupato e saccheggiato Praga nel 1648.

Sempre nel 1794 Bondacca si interessò di un ritrovamento archeologico in Umbria nel territorio di Cascia. Una forte pioggia estiva aveva scoperto un deposito votivo degli Antichi Italici ed erano venute alla luce decine di pezzi di maggiore o minore significato e valore: statuine , pesanti monete di bronzo, altri oggetti e numerosi pezzi di metallo non lavorato. Pio VI aveva destinato le antichità al museo profano dove negli elenganti armadi disegnati dall'orafo pontificio Luigi Valadier si conservavano monete, gemme, avori, bronzetti ecc.

La scelta dei pezzi di maggior pregio da esporre negli armadi venne affidata agli abati Ennio Quirino Visconti e Giovanni Battista Bondacca. Quest'ultimo esaminò le monete e gli oggetti minori del trovamento e scelse le monete di bronzo più antiche e pesanti (aes grave). Ma dopo alcuni giorni consegnò a Mons. Tesoriere Generale, il ministro delle finanze dal quale dipendeva gerarchicamente, una seconda relazione per comunicare un'importante scoperta.

Bondacca prendendo in esame alcune poche parole di Plinio il Vecchio (Libro 33, cap 3, Storia Naturale) osservava per primo che gli "infrantumi di antico metallo" rinvenuti nello scavo avevano una funzione monetale nei commerci degli Antichi Italici. E questo prima che venisse impressa e marcata la moneta. Una testimonianza concreta intorno alla quale si sono ordinate molte delle nostre conoscenze sul metallo a peso adoperato come moneta (aes rude).

Leggere lo scritto del Bondacca è piacevole e di notevole interesse dal punto di vista culturale. Per l'abate dei trovamenti non esiste cosa immeritevole della nostra attenzione. Infatti gli oggetti insignificanti dal punto di vista del livello artistico spesso acquistano un valore cronologico del periodo piu' antico della nostra civiltà e talvolta sono l'unica testimonianza di eventi effettivi rimasti ignorati. Gli sforzi meritori del Bondacca anticipano di qualche decennio il mutamento che la ricerca sta per avere nel campo delle antichità. All'antiquario raccoglitore e conoscitore di cose antiche succede l'archeologo, un tecnico qualificato che organizza e svolge scientificamente il lavoro di ricerca.

Di Bondacca non conosciamo la data della morte e se nel 1798 era vivo, quale fu il suo atteggiamento quando i Francesi occuparono Roma e venne proclamata la repubblica.

Ma conosciamo quello che avvenne in quell'anno al museo profano del Vaticano. Lo storico Stanislao Legrelle c'informa che dal 12 al 22 febbraio la raccolta numismatica e le collezioni di gemme e cammei vennero saccheggiate e disperse per sempre.

In quei giorni gli ufficiali francesi cercarono gemme anche nella scatola dei biscotti di Pio VI. Il cammeo Gonzaga fu regalato da Napoleone a Giuseppina. Questa, all'entrata degli alleati a Parigi nel 1814, lo donò ad Alessandro I.  Entrato a far parte del tesoro dello zar il bel cammeo in sardonica orientale è rimasto in Russia. E chi vuole ammirarlo può andare a S.Pietroburgo. E' conservato nel museo dell'Hermitage.

L.B.

 

(l'articolo è stato già pubblicato sulla rivista "Diorama" nel n 2 /1983 ed è riproposto d'intesa con l'autore )


 

musei capitolini: medagliere_capitolino

monete romane: antiche

 

 

 

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