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mondo antico: i luoghi dell'archeologia

 

VELIA-ELEA
 

Velia ( o meglio Elea) fu fondata dai Focei ovvero da greci dell'Asia che partendo da Focea avevano fondato alcune città (inclusa Massalia, attuale Marsiglia). I greci chiamavano il luogo Hyele ovvero Yele. La denominazione Elea appare sicuramente con uno scritto di Platone, il nome di Velia (di epoca romana) fu invece successivamente riferito da Plinio.

Per molti anni Elea, anche per l'ottima posizione del suo porto, si mantenne autonoma e, salvo qualche confronto con i locali lucani, fu poco coinvolta nelle vicende italiche. Anzi con la caduta di Sibari ne risultò favorita.

Fu una città vivace da molti punti di vista. A parte l'attività della pesca il commercio ebbe grande sviluppo. Fra l'altro la Polis ebbe una sua zecca ed in genere le sue monete avevano come segno distintivo "un leone che azzanna la preda ". Vi nacquero Parmenide e Zenone e vi abitò Senofane. A Velia, attiva anche nel campo medico, fu fondata una famosa scuola filosofica (detta "eleatica )".Negli scavi dell’Insula II di Velia in un edificio ritenuto uno scuola-collegio fu trovata nel 1962 un'erma acefala con iscrizione relativa a Parmenide e ad una sua scultura. Pochi anni dopo nella stessa zona veniva alla luce una testa-ritratto barbata considerata pertinente con il primo ritrovamento.
L'iniziale alleanza di Elea con Roma fu apprezzata da quest'ultima per via delle navi di cui disponeva la città.


salita all'acropoli- foto amatoriale di a.p.


una parte degli scavi in una vecchia foto

Dopo il periodo di Annibale ed il coinvolgimento nella guerra sociale, la città divenne municipio romano, con il nome di Velia. In tempi relativamente recenti sono state scavate le zone meridionali dell'area archeologica ed è stato individuato anche un interessante impianto termale del periodo romano (probabilmente dei tempi di Adriano). E' degna di nota la necropoli romana di Porta Marina e, da qualche tempo, è visitabile la c.d "casa degli affreschi" che ha un'estensione di circa 400 metri quadri.

Nei pressi della c.d. "Masseria Cobellis" va poi segnalato un apprezzabile edificio di epoca imperiale romana. Il teatro di impianto greco fu ampiamente rifatto in epoca romana e da qualche anno ospita- nel periodo estivo- anche degli spettacoli.

La città intorno al primo secolo a.C. fu tuttavia svantaggiata dalla costruzione di nuove strade, ma rimase abitata. Ci furono anche notevoli problemi in conseguenza di alcuni insabbiamenti che coivolsero molti dei tradizionali attracchi navali (*) e le scomparse isole enotridi (c.d.contra Veliam ). In epoca medievale la parte bassa di Velia fu infine abbandonata anche per via della maggiore estensione delle paludi e degli attacchi saraceni.


Porta Rosa - foto amatoriale di a.p.
Questa zona fu scavata intorno al 1964-65


L'acropoli della città si estendeva sul mare ed è probabile che Velia avesse buoni approdi. Il monumento più importante fra quelli rimasti è la famosa Porta Rosa che nell'antichità divideva i due quartieri della città focea.  Poco è rimasto del tempio greco ora ubicato sotto il castello tardo normanno.

La visita dell'Acropoli di Velia è comunque interessante anche per il panorama che si può godere. Il sito archeologico è nell'ambito del comune di Ascea Marina, in provincia di Salerno. Nel 2005 è stato costituito, con legge della Regione Campania, un apposito Parco Archeologico.
 


la parte alta di Velia con le torri ed i resti antichi; foto da wikipedia


altra veduta degli scavi


gli studiosi si sono spesso occupati della monetazione locale
I modelli di riferimento per le coniazioni furono inizialmente greco-orientali.
Successivamente i coni acquisirono il sistema italico-tarantino (dramme ecc.).

(*)gli approdi erano nella zona di Camerota ecc. Dal crinale che divide le spiagge del golfo di Palinuro dalla valle del Lambro, sono perfettamente visibili i presunti approdi velini.



 

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