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verso il medioevo

 

  Sicilia: tardo periodo romano e vicende dell'alto medioevo

L'economia rurale in Sicilia, fin dall'arrivo dei romani, era stata spesso impostata con lo schema del latifondo e con l'utilizzo di molti schiavi. E già all'epoca delle due  antiche guerre servili si erano evidenziati molti problemi. Poi era tutto finito e l'isola era tornata tranquilla anche grazie all'introduzione di qualche parziale innovazione nella conduzione delle aziende agricole. Ad un certo punto coesistevano fra l'altro piccole proprietà e vecchi latifondi, in qualche caso gestiti da procuratori imperiali.


ruderi a Centuripe (Enna); Centuripae in epoca romana ebbe una grossa importanza e
 fu comunque attiva anche nel tardo impero romano. Nella Centuripe di oggi sono notevoli le evidenze
monumentali e museali. Foto © Diego Barruco 2010

Comunque, passati i secoli, all'epoca di Gallieno - a quanto pare- si notarono improvvisamente dei problemi per via del diffuso banditismo. A parte le antiche città (incluse alcune successivamente estinte come ad esempio Alesa) in diverse zone periferiche gli insediamenti umani (villaggi, piccole fattorie, talora ville) erano sovente molto dispersi e quindi per decenni non ci furono sempre tutti i presupposti per il controllo efficace del territorio. L'unica novità, ai tempi di Costantino il Grande, fu che la Chiesa- in alcune situazioni- divenne beneficiaria delle rendite. Ovviamente esistevano anche dei luoghi che avevano una vocazione commerciale od industriale (produzione di ceramiche, laterizi, vetri ecc.). Altresì furono sempre attive le miniere (zolfo ed altro) che ad un certo punto erano passate sotto il controllo del fisco imperiale.


le terme di Philosophiana, nei pressi di Mazzarino ma a pochissima distanza da Piazza Armerina.
Questi ruderi, come quelli della Villa del Casale, sono del IV secolo. Nella zona individuati anche i resti
di una fornace per la produzione del vetro e di una chiesa paleocristiana, Foto © Diego Barruco 2009

Un fenomeno interessante di questo periodo tardo sono comunque le ville rurali, magari non sempre lussuose come quelle celebri. L'ampiezza del territorio e qualche indizio fanno poi ritenere che in alcune zone di campagna potrebbero venir fuori altri interessanti ruderi. L'impressione generale è quindi che anche alla vigilia della fine dell'impero romano la situazione fosse talora florida. E c'erano sicuramente personaggi che avevano ancora le disponibilità economiche per realizzare una villa sfarzosa come quella di Piazza Armerina ovvero un gioellino come quello attiguo al fiume Tellaro nei pressi di Noto. Ed in entrambi i casi nei mosaici c'è la mano di esperti artigiani formatisi nell'Africa romana. Probabilmente alcuni notabili si erano arricchiti per il semplice fatto che, con il maggior ruolo di Costantinopoli, il grano egiziano andava facilmente ad est ed il grano siciliano da qualche tempo era diventato strategico per Roma e l'Italia. Poi c'erano diverse altre attività industriali/commerciali. A Siracusa, ad esempio, erano attive numerose botteghe nel settore tessile. Tutto l'insieme consentiva quindi che- nel tardo periodo romano- ci fossero dei facoltosi che potevano qualche volta permettersi la villa al mare (vedasi gli esempi di Patti Marina, di Bagnoli Capo d'Orlando ecc.). Gli stessi bikini riprodotti nei mosaci di Piazza Armerina concorrono a far supporre che i pensieri di alcuni siciliani di quel tempo non fossero proprio foschi.


mosaico nella Villa del Casale di Piazza Armerina (Enna), foto © Vlag48-dreamstime
 evidenze di ville interessanti in provincia di Enna sono anche nelle contrade di Geraci e Rasalgone




particolare di mosaico della Villa del Casale a Piazza
Armerina - Foto © Diego Barruco 2008


particolare di mosaico nella Villa del Tellaro (Noto), Caddeddi
La villa romana fu scoperta nel 1971 sotto una vecchia masseria.
In questi mosaici diverse iscrizioni sono in greco; foto Gmelfi-wikimedia;

Come in altre parti dell'impero romano, sebbene con qualche ritardo, si sviluppò il Cristianesimo. Inizialmente le prime importanti comunità cristiane furono ad est (Catania, Messina, Taormina, Siracusa ecc.). Il martirio di Agata, ora santa protettrice di Catania, risale  al febbraio 251 ma si ritiene che la maggior diffusione del culto si ebbe ovviamente qualche tempo dopo, in epoca costantiniana. Relativamente alle chiese paleocristiane ci sono ben epoche evidenze. E' comunque una curiosità che ad un certo punto alcuni antichi  tempi di epoca greca furono utilizzati come chiese.


Agrigento, tempio riutilizzato come chiesa
il Tempio della Concordia, costruito dai greci fu utilizzato dai primi cristiani come chiesa
Agrigentum (Akragas ai tempi dei greci)fu centro importante per molto tempo, foto © Alcmena-dreamstime
 


tombe grotta Trabacche, foto copyright
particolare tomba- grotta delle Trabacche (Ragusa); queste sepolture sono classificate come tardo romane
Foto © Diego Barruco 2008

In Sicilia ci sono alcune catacombe paleocristiane aperte ai visitatori a cura della Pontificia Commissione di Archeologia  Sacra: tre a Siracusa (S.Giovanni, S.Lucia, Vigna Cassia) ed un'altra a Palermo (Porta d'Ossuna). Ma ce ne sono ancora alcune minori. Poi ci sono posti come la Cava di Ispica (Larderia ecc.) dove le tombe dei primi cristiani sono numerose. Però va comunque annotato che i seguaci di antichi riti non scomparvero ed anche i citati mosaici di Piazza Armerina e del Tellaro hanno riferimenti pagani.

Nonostante gli affanni dell'impero romano in molte zone di confine, la Sicilia godette comunque di decenni di relativa tranquillità . Tutto sommato in condizioni economiche migliori di altre zone d'Italia. Ma, a parte i progetti abortiti di Alarico morto a Cosenza nel 410, le nubi si avvicinavano. Presto, con l'occupazione graduale del nord Africa, i Vandali di Genserico iniziarono ad essere minacciosi. E dopo la conquista di Cartagine (439), intensificarono le loro incursioni spesso predatorie. Nel 440 i Vandali assediarono Palermo per diversi mesi ma poi si allontanarono quando si profilò l'arrivo di una flotta dall'Oriente romano. Tali incursioni- in modo intermittente- durarono parecchi anni creando notevoli problemi nella fascia costiera. Problemi che- nei primi tempi- avevano indotto gli imperatori Teodosio II in Oriente e Valentiniano III in Occidente ad un'azione navale mal riuscita e poi anche a dei condoni fiscali con le novellae del 440-441.

Le zone interne continuarono ad essere relativamente produttive, ma all'epoca del brevissimo impero di Massimo e del saccheggio di due settimane a Roma ad opera dello stesso Genserico (giugno 455), evidentemente i Vandali controllavano almeno la parte occidentale dell'isola. Gli stessi però furono presto tamponati ad Agrigento (456) ed al largo della Corsica dalle iniziative terrestri e navali di Ricimero (magister militum, di origini suebe, all'epoca agli ordini del nuovo imperatore Avito, poco prima insediato a Tolosa).

La lotta contro i Vandali continuò-con il generale Marcellino e la sua legione - all'epoca dell'imperatore occidentale Maggiorano. Tuttavia con la morte di Maggiorano (461, durante uno scontro con il citato Ricimero, nel frattempo ribellatosi) i Vandali divennero ancora più aggressivi anche per una serie di vecchissimi rancori nei confronti di Ricimero. Perfino lo stesso Marcellino, poco incline a seguire gli imperatori fantoccio nominati da Racimero, abbandonò- anche per altri motivi- il suo incarico in Sicilia e si ritirò nella sua Dalmazia (ma tornò nell'isola per eventi successivi e vi morì per un complotto nel 468) (**).

Dopo questi eventi, i Vandali (*) restarono padroni della situazione e l'imperatore d'oriente Zanone- nell'autunno 476- prese atto dei nuovi equilibri nel Mediterraneo. Solo che -appena dopo- ci fu un ulteriore accordo fra i Vandali ed Odoacre (che- nel frattempo- aveva deposto Romolo Augustolo, consegnando le insegne all'imperatore di Costantinopoli)(**). In cambio di un tributo, Odoacre si prese la Sicilia ed i Vandali conservarono solo la città di Lilibeo (Marsala) e forse di fatto le vicine isole Egadi. (***)

E come si sa, dopo Odoacre, l'Italia del tempo (inclusa la Sicilia) fu poi governata dal saggio Teodorico e da alcuni suoi successori, inclusa per breve tempo la reggente Amalasunta (uccisa nel 535 nell'isola Martana, Bolsena). E fu proprio quest'ultima che- nel 533- aveva offerto all'imperatore bizantino Giustiniano, all'epoca impegnato alla riconquista del nord Africa, la possibilità di utilizzare alcune basi in Sicilia. Fu così che, nonostante i nuovi equilibri dopo Amalasunta, il generale Belisario- senza grosse difficoltà e con qualche astuzia - ebbe occasione di occupare l'isola prima di continuare le sue operazioni nella penisola. Ci fu poi un tentativo di rivincita anche in Sicilia (550) da parte del re goto Totila ma l'isola- alla fine- fu completamente controllata dai bizantini (come provincia autonoma dell'esarcato di Ravenna).


moneta dell'imperatore bizantino Costante II
che nel 663 circa fissò la capitale a Siracusa
 cortesia del collezionista francese Nadas76

I Bizantini, con luci ed ombre, amministrarono l'isola per parecchio tempo e ci fu pure un imperatore (Costante II ) che per pochi anni trasferì la sede imperiale da Costantinopoli a Siracusa. All'epoca di Giustiniano II la Sicilia fu inclusa nel c.d. thema di Sikelia con confini amministrativi più ampi. Durante la dominazione bizantina San Gregorio Magno (che fuori da Roma non aveva molti spazi nell'Italia dei Longobardi) agevolò la costituzione di alcuni monasteri nell'isola. A Palermo intorno al 650 nacque un personaggio che, come papa Sergio I (dal 687 al 701), fu energico nei confronti dell'imperatore d'oriente.

Tuttavia la Sicilia, nella storia medievale italiana, ha un'importante peculiarità: nell'anno 827 i musulmani iniziarono la graduale occupazione dell'isola. I combattimenti con i bizantini furono parecchio prolungati: Siracusa fu occupata nell'anno 878 e la notevole città fortificata di Taormina fu conquistata solo nel 902. L'ultimissimo episodio di resistenza fu però fino al 965 a Rometta, alle pendici dei Peloritani nel messinese. In via generale la c.d. Val Demone (nord est della Sicilia) fu assorbita in minor modo dalla cultura araba.


assedio arabo a Messina (842-843) , ricostruito dal bizantino Giovanni Scilitze (XI secolo)
manoscritto conservato a Madrid, fonte wikipedia

Taormina, Almoezia per gli arabi
teatro antico di Taormina, foto Franco L. 2000
le fortificazioni bizantine di Taormina ressero gli attacchi degli arabi fino al 902
la cittadina fu in parte ricostruita nel periodo arabo con il nome di Almoezia

Ma il conflitto arabo-bizantino non cessò e ci furono ulteriori tentativi di tornare in Sicilia. Basilio fece dei preparativi nel 1025 ed Oropo tentò nel 1037. Approfittando di alcuni contrasti fra emiri, nel 1038 sbarcò nella zona di Messina il generale bizantino Giorgio Maniace che in breve tempo occupò la parte orientale dell'isola, inclusa Siracusa. A ricordo di una vittoria di Maniace, in tempi successivi, fu costruito un monastero basiliano del quale, dopo diverse trasformazioni, residua- a Bronte, nella c.d. Ducea di Nelson- la chiesa di S.Maria di Maniace.

Alla fine il nuovo tentativo bizantino si esaurì in pochi anni, ma al seguito di Maniace c'erano anche alcuni gruppi di mercenari vichinghi/normanni inquadrati spesso nella Guardia Variaga . Fra questi particolarmente valorosi furono il normanno Guglielmo Braccio di Ferro ed un certo Harald Hardrada, poi re di  Norvegia come Harald III, fondatore di Oslo e celebre per le sue imprese in Inghilterra. Ma questi pochi mercenari probabilmente raccontarono dell'isola a molti loro amici. Qualche tempo dopo iniziarono ad interessarsi della Sicilia diversi altri cavalieri inclusi quelli normanni, ma degli sviluppi ulteriori parliamo in altra parte di questo web.


 


(*) I vandali e Genserico, dopo diversi tentativi, riuscirono ad imporre (472) come imperatore d'occidente tale Olibrio. (**) Il nipote del  citato generale Marcellino ovvero  Giulio Nepote divenne imperatore nel 473 ma nel 475 fu costretto dalla situazione a ritirarsi in Dalmazia come aveva fatto lo zio. Quindi all'epoca della deposizione di Romolo Augustolo- dal punto di vista giuridico- c'era un imperatore d'occidente ancora vivente che gestiva - pure in modo autonomo- un' antica provincia occidentale. E taluni ricordano che all'epoca della morte cruenta di Giulio Nepote in Dalmazia c'era anche Gllicerio, imperatore per alcuni mesi del 473  (successivamente vescovo a Salona). Su questa presenza in Dalmazia ci sono varie ovvie congetture...
(***) a proposito della rocca di Lilibeo (odierna Marsala) che- in tempi successivi- era ancora controllata dai Vandali, Procopio di Cesarea narra di una corrispondenza fra i Goti e Belisario




Villa di Patti


mosaici del Tellaro


Marcellino, generale romano

occidente all'epoca di Maggiorano

Rometta, storia

 

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