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mondo antico: i luoghi dell'archeologia

 

RUVO DI PUGLIA E GLI APULI
 

facciata della notevole cattedrale di Ruvo (dettaglio ) Oltre a ciò che attiene
il mondo antico nella città (prov. Bari) ci sono diversi interessanti edifici di altre epoche

Nell'antichità l'attuale cittadina di Ruvo di Puglia, era abitata dai " Peucezi ". A parte quanto riportato da Dionigi di Alicarnasso e poi da Erodoto, questa antica popolazione era una delle stirpi degli Japigi (apuli per i romani), probabilmente di origine illirica o cretese che si erano stabiliti in Puglia in tempi molto antichi.  Gruppi di greci si erano aggiunti solo in epoca più tarda ed in alcune zone (esempio a Taranto). La successiva Apulia romana (II regio) includeva quindi  popoli che i greci distinguevano in Dauni, Peuceti e Messapi.

I Dauni erano stanziati prevalentemente a nord con centri a Merinum (Vieste), Siponto, Casone, Canosa, Venosa ecc. I Peuceti occupavano la zona intorno a Bari. I Messapi erano invece ubicati nella penisola salentina e le città principali costituivano la c.d. dodecapoli messapica. Infine c'era Taranto ma all'epoca era una potente città greca.

A quei tempi Ruvo Peuciota aveva una certa importanza perchè ubicata fra Bari e Canosa e fra popolazioni di diversa stirpe. Con la dominazione romana comunque "Rubi"  divenne prima città associata e poi municipio.

Nel sotterraneo della famosa cattedrale medievale sono d'interesse archeologico alcuni resti di questa interessante storia di Ruvo.

sotterranei della concattedrale

In periodo greco qui arrivavano diverse manufatti etruschi (oreficeria ecc.) ma in particolare veniva importato molto vasellame di tipo corinzio ed attico. Al museo di Napoli è fra l'altro conservato un cratere trovato a Ruvo la cui decorazione è attribuita al celebre Polignoto di Taso.

Poco più tardi tale vasellame fu abbondantemente prodotto, con alcune variazioni, da fabbriche della zona. Gli artigiani apuli recepirono alcuni modelli greci ma aggiunsero loro idee artistiche. Poi ogni centro di produzione ed etnia aveva sue caratteristiche nei decori. La produzione artistica daunia fu la più precoce della zona, mentre gli artigiani peucezi recepirono abbastanza presto i modelli greci che poi furono recepiti un pò in tutta l'Apulia. Solo più tardi i committenti locali (nel frattempo acculturati) fecero sovente pesare i loro gusti.

Numerose  e bellissime ceramiche di questo periodo sono ora conservate presso il locale Museo Nazionale grazie all'opera di Giovanni Jatta (1767-1844) e di alcuni suoi familiari. Una buona parte dei pezzi proviene dalla necropoli peucetica di Ruvo, altri sono di origine daunia o canosina.



museo archeologico Jatta, Ruvo di Puglia

museo nazionale Jatta, ingresso foto alpav 2008

Nel museo Jatta, oltre ai numerosi vasi spesso perfettamente conservati, sono visibili anche diversi reperti metallici di grande interesse storico archeologico. Trattasi di armi, elmi, frammenti di cinturoni e corazze, fibule ecc. 


angolo museale dedicato all'iniziatore della collezione, foto ap

A parte quanto visitabile localmente (ed è tanto...) fra i reperti più importanti di Ruvo va segnalata anche la pittura tombale delle danzatrici ora conservata al Museo archeologico di Napoli. Tale affresco (IV secolo a.C circa, su lastra di tufo) è reso molto bello ed efficace anche grazie al "ritmo dei colori". Nella realizzazione dell'opera fu utilizzato anche il costoso "cinabro", quindi evidentemente il bellissimo affresco ebbe committenti molto importanti. La tomba delle danzatrici  fu scoperta intorno al 1833 dal canonico Michele Ficco ed altri personaggi. Anche per consiglio di Giovanni Jatta (sentito per un'eventuale cessione) l'affresco staccato fu poi venduto al museo del Regno borbonico.



Non molto distante da Ruvo è la cittadina di Canosa di Puglia (di origine dauna) dove nonostante la successiva romanizzazione e diverse spoliazioni del passato è stato possibile rintracciare interessanti e numerose evidenze delle antiche popolazioni apule. Diverso del materiale rinvenuto-spesso in tombe ipogee della zona- si può comunque vedere nei piccoli musei di Palazzo Sinesi e Palazzo Illiceto. Alcuni pezzi canosini, come ad esempio il diadema ritrovato nella tomba degli Ori, sono al museo archeologico di Taranto (marta) od in altri musei europei. Ed al riguardo va comunque ricordato che l'antica arte canosina aveva sue peculiarità ancora apprezzate.


un vaso canosino al museo Puskin di Mosca
(nello stesso museo altri interessanti reperti da Canosa ed altri luoghi dell'Apulia)
foto Shakko-wikimedia

 

 


 

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